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LA VIOLENZA NON È SOLO UNO SCHIAFFO

20-11-2016 09:06 - Attivit diverse
La pm Conforti: bisogna riconoscere le forme di maltrattamento.
Giubilaro: va cambiata la cultura maschile e femminile

Articolo di Alessandra Vivoli su Il Tirreno del 20.11.2016 ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Carrara fa sentire la propria voce. La propria forza e la propria solidarietà. E dice "no" alla violenza sulle donne. L´occasione è un libro, "Rose lacrime e sangue" della criminologa Alessandra Verdini. Un viaggio nel mondo della violenza, toccata anche da vicino, nei racconti dal carcere a chi alle donne ha fatto molto male.Una violenza raccontata anche attraverso episodi, pesanti, che si sono verificati in città e sui quali Alessandra Verdini ha riacceso i riflettori. La città a accolto la sfida di Alessandra, delle donne e degli uomini che hanno contribuito al suo libro. E la presentazione del volume, nato grazie al contributo della Fondazione Cassa di risparmio di Carrara, è diventata un momento di confronto, riflessione e progettualità. Per dire "no" alla violenza sulle donne. A qualsiasi tipo di violenza sulle donne. Un appello ai giovani e agli uomini. Il volume di Alessandra Verdini è stato introdotto dalla presidente del Cif Francesca Menconi. In modo non convenzionale. Con un appello agli uomini: «Perché non vogliamo aggredire gli uomini ma spiegare le nostre ragioni e sentire le loro ragioni». E Francesca Menconi ha annunciato la giornata mondiale contro la violenza di genere, parlando di un´iniziativa che la città sta vivendo sulla propria pelle, grazie anche alle locandine che campeggiano - per volontà del Consorzio dei commercianti - in tutte le vetrine carraresi. L´iniziativa coinvolgerà in modo diretto anche gli studenti: con una giornata di confronto e incontro al liceo artistico, come ha ricordato la vicesindaco Fiorella Fambrini nel suo intervento di saluto alla platea, gremita, della Fondazione Crc. Proprio il presidente e padrone di casa, Alberto Pincione, ha voluto fare una precisazione: «La Fondazione ha adottato criteri molto selettivi nell´elargire i contributi. Ma una iniziativa e a una ricerca come questa non potevamo mancare». Il procuratore Giubilaro: un albero non si sradica alle foglie. «Di iniziative sulla violenza di genere ce ne sono state, se ne discute parecchio - ha esordito il procuratore capo di Massa Carrara Aldo Giubilaro -L´aspetto positivo del lavoro di Alessandra Verdini è che si esamina il problema in tutti i suoi aspetti: il crimine è una vaso rotto, sono i cocci. Qui si è ricostruito il vaso, con la ferma convinzione, che è anche la mia, che un albero non si sradica prendendolo per le foglie ». «La violenza è frutto di una cultura - ha concluso - mutamenti devono coinvolgere tutti, gli uomini e le donne. La donna bella a tutti i costi non è libera, ma vittima di un modo di pensare maschilista». La pm Conforti: la violenza non è solo uno schiaffo. È stato un intervento vibrante quello del sostituto procuratore Alessandra Conforti. «Molte volte le donne non si accorgono di essere maltrattate - ha sottolineato la Conforti - La violenza non è solo uno schiaffo, si può essere maltrattate anche quando il proprio compagno lesina i soldi perfino per la spesa. Sono quelle violenze psicologiche che si ha paura a denunciare, perché si teme di rimanere sole. Esiste una violenza sotto varie forme, si ha il dovere di riconoscerla, denunciarla e testimoniarla: anche quando si sentono le urla dei vicini di casa, ogni giorno, ogni sera, bisogna fare qualcosa».
«Nel libro di Alessandra Verdini- ha aggiunto la Conforti - la Procura ha dato le informazioni tecniche, indicato il percorso di sostegno prima, durante e dopo le denunce di violenza. Perché, purtroppo ci sono donne che tornano indietro, magari in sede di processo ». La pm Conforti ha concluso il suo intervento con un ringraziamento particolare e sentito alle forze dell´ordine: «Perché loro intervengono prima di noi, e lavorano davvero 24 ore su 24 - ha dichiarato nel suo intervento la pm- e nei casi di violenza sulle donne le procedure sono velocissime».
I RACCONTI DAL CARCERE E IL MURO DI OMERTA´
Alessandra Verdini parla del suo volume: è stato un percorso difficile, soprattutto qui a Carrara
«Io ho due bambini, un maschio e una femmina. Vorrei che, con un linguaggio adatto alla loro età, potessero leggere questo libro». Una dichiarazione dalla platea della Fondazione che rende al meglio lo spirito con cui Carrara, le sue donne e i suoi uomini, hanno accolto il libro di Alessandra Verdini. Bendetta Salutini ha pensato ai suoi figli. E a come un volume che studia la violenza dalle origini, fino alla voce dei protagonisti, potrebbe essere utile a scopo preventivo. Una riflessione calzante sul lavoro di Alessandra Verdini introdotto da Dony Beneventi che da amica ha assunto il ruolo di puntuale e rigorosa di presentatrice. «La prima parte del libro è quella che io definisco una cassetta degli attrezzi - ha spiegato la Verdini - è un excursus storico che spiega le radici della violenza, la sua genesi. Poi ci sono le storie, le testimonianze dirette di chi come me le ha vissute da vicino, con tutta una serie di colloqui in carcere a sette uomini che hanno ucciso le loro donne». «È stato un percorso impegnativo, anche dal punto di vista personale - ha aggiunto - Le donne morte erano presenti nella loro assenza, erano sempre lì, a tutti i colloqui». La Verdini ha quindi parlato di vite semplici, di un quotidiano fatto di colazioni, scarpe nuove e scuola per i bambini, che viene rotto dalla violenza. Da un punto di non ritorno. E se il percorso in carcere è stato doloroso e impegnativo, anche quello con la città di Carrara non è stato facile per Alessandra Verdini. «Molte donne non hanno voluto parlare - ha ricordato - Altre hanno quasi dato una giustificazione alla violenza. "Si quella ha preso due schiaffi ma sotto sotto se li meritava": questo me lo sono sentito dire molte volte e quasi sempre la violenza
sulle donne è stata associata a quella fisica». Alessandra Verdini ha infine
toccato uno dei capitoli più delicato del libro, quello dedicato a storie di violenza che si sono verificate nella nostra città: «Episodi dolorosi che ho ritenuto comunque opportuno
raccontare perché certe cose accadono anche nella nostra Carrara e soprattutto perché la violenza non guarda alle classi sociali e al ceto,ma può davvero nascere, e crescere ovunque».
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Fonte: Il Tirreno 20/11/2016
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